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Pignorabilità delle pensioni

di ANTONIO MARINELLI antonio.marinelli78@libero.it

In materia di pignorabilità delle pensioni sono fondamentali 2 sentenze della Corte Costituzionale del 2002:

la sentenza n°468/2002 ammette la pignorabilità delle pensioni e delle indennità che ne tengano luogo erogate dall’I.N.P.S. per crediti tributari negli stessi limiti consentiti dall’art. 2 primo comma n°3 del D.P.R. 5 gennaio 1950 n°180 (T.U. delle leggi concernenti il sequestro, pignoramento e cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle Pubbliche Amministrazioni).

la sentenza n°506/2002, rivolgendosi sia alle pensioni erogate dall’I.N.P.S., così come quelle proprie del settore pubblico (I.N.P.D.A.P.), consente la pignorabilità delle pensioni - nella consueta misura del quinto - per ogni credito, da determinarsi sulla parte aggredibile del trattamento in quanto eccedente le esigenze minime di vita del pensionato (diversamente, la parte necessariamente destinata a soddisfare tali esigenze, resta sottratta ad ogni pretesa esecutiva – ad eccezione dei creditori qualificati individuati dall’art 2 primo comma numeri 1, 2 e 3 - ).

A proposito della determinazione della quota di pensione idonea a soddisfare le esigenze minime vitali la Consulta ha stabilito che:

non rientra nel potere della Corte Costituzionale, ma in quello discrezionale del legislatore, individuare in concreto l’ammontare della (parte di) pensione idoneo ad assicurare “mezzi adeguati alle esigenze di vita” del pensionato, come tale legittimamente assoggettabile al regime di assoluta impignorabilità (con le sole eccezioni tassativamente indicate di crediti qualificati, in quanto espressione di altri valori costituzionali: ad es., art. 29, 30, 53 Cost.).

In mancanza di espressa determinazione di tale importo da parte del legislatore, la giurisprudenza di merito( Sentenza Tribunale di Ragusa - sezione distaccata di Vittoria n. 75/04 del 20.4.2004; ordinanza del giudice dell'esecuzione di Teramo del 19/03/04 R.G.E. 5/03; ordinanza del giudice dell'esecuzione di Napoli del 30/04/2003 ), ha ritenuto che potesse essere considerato soglia minima vitale rispettivamente l'importo dell’assegno sociale di cui all’art. 3, commi 6 e 7, L. 8.8.1995 n. 335, della pensione sociale o del trattamento minimo mensile ( la cui ratio è proprio quella di assicurare ai cittadini ultrasessantacinquenni in disagiate condizioni economiche un reddito sufficiente per le minime esigenze di vita).

L' importo dell'assegno sociale è stato fissato dall’art. 38 Legge 28.12.2001 n. 448 in misura pari ad € 516,46 al mese per tredici mensilità, per un totale di € 6.713,98 annui ).



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